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lunedì 20 aprile 2009

Dymaxion Car, economia d'altri tempi


Chi ha avuto la fortuna di visitare la mostra "Mitomacchina" in tournee per l'Italia nel 2008 avrà avuto l'onore di vedere oltre ai grandi modelli del passato anche degli antichi prototipi che richiamano le linee di una perla della progettazione meccanica.

È l'auto di Buckminster Fuller, la soprannominata “Dymaxion Car”, che al tempo era la regina delle concept car in quanto a maneggevolezza, velocità e soprattutto rispetto dell’ambiente.

La sua forma aerodinamica era avveniristica per il 1933, e a guardarla neanche l’occhio dell’uomo del terzo millennio ne coglie la genialità. Il consumo era incredibilmente basso, 13 chilometri per ogni litro di benzina, 11 posti a sedere e velocità massima di 190 chilometri l’ora.
Una macchina che aveva la pretesa di introdurre un nuovo modo di intendere il mezzo di trasporto, non il mito che avevano in mente i futuristi ma la funzionalità prima di tutto. A rompere i giorni di gloria di questa invenzione fu un incidente che vide morire il conducente della macchina. Questo fermò i finanziamenti degli interessati alla commercializzazione nonostante il Fuller continuasse a migliorare la macchina rendendola più piccola e ancora più maneggevole e sicura.

Il progetto ben presto morì ma Fuller e la sua Dyxion rimangono degli eroi della progettazione di veicoli economici e attenti all’ambiente da cui gli irrazionali designer moderni dovrebbero trarre esempio.

giovedì 16 aprile 2009

quota 800


L’America sembra stia non solo per essere battuta ma il vantaggio che i paesi orientali hanno non lascia sperare in una rincorsa americana degna di un inseguitore.

Sto parlando della corsa verso i palazzi più alti del globo, simbolo indiscusso della grande New York, le sue torri divenute icona degli inizi anni 2000. Ma la tradizione americana ha sempre ritenuto come suo fiore all’occhiello il grattacielo per eccellenza, l’Empire State Building alto ben 381 metri, che dal 1931 al 1973 ha dominato i cieli di tutto il mondo.
Gli Stati Uniti detengono un altro primato in fatto di edifici più alti, e questo primato sono le Sears Tower di Chicago alte 443 metri che fino al 1998 erano il palazzo più alto al mondo.
Agli inizi del 2000 la stella nascente ha fatto capolino in oriente vedendo sorgere palazzi altissimi, degni dei concorrenti americani.

Da Kuala Lumpur a Dubai la corsa verso il cielo non si ferma, e nel 2010 la torre di Chicago sarà solo nona nella classifica dei più alti grattacieli.

Il palazzo che maggiormente coglie l’attenzione è il Burj Dubai che si aggiudica molti trofei. Non solo sarà il palazzo più alto del mondo (ancora deve essere inaugurato ma il punto più alto è già stato costruito) ma è stata la prima costruzione umana a superare l’altezza di 700 e 800 metri. A 818 metri si trova il suo tetto, quota mai raggiunta e forse mai neanche immaginata fino a poche decine di anni fa.

Questa maestria architettonica sembra affascinare tutto il mondo orientale che si sta caratterizzando sempre di più da palazzi altissimi, La Mecca, Taipei, Shanghai, Hong Kong, Kuala Lumpur tutti hanno scelto di modificare il proprio panorama aggiungendogli una alta torre.

Questa veloce ascesa però potrebbe anche significare come l’oriente stia davvero surclassando il mondo occidentale, diventando sempre più costellato di grandi potenze e la corsa per toccare il cielo ne è solo un segnale, forse il simbolo di maggior prestigio.

Oltre al fascino di questi palazzi è legittimo chiedersi come sarà la qualità della vita al loro interno? Forse proprio il problema dell’affollamento ha spinto la verticalizzazione delle città e i grattacieli sicuramente potranno giovare alla popolazione. Ritengo che l'idea generale di contenere più possibile la superficie edificata favorento alte costruzioni sia la via migliore per salvaguardare le dimensioni delle coltivazioni che a loro volta non devono andare a mietere altra superficie ancora incotaminata.

Forse la vera sfida dei grattacieli è contenere l'espansionismo dell'umanità che negli ultimi due secoli ha mostrato il suo potere distruttivo.

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mercoledì 15 aprile 2009

Mind Uploading and Singularity

Sembra pazzesco poter caricare tutto il contenuto della nostra mente in un computer? Invece no, e la BBC spiega perché questo concetto è legato intimamente alla singolarità tecnologica.
Da vedere, viva la BBC, televisione illuminata!!!

Vi fa paura il postumano?



Il Transumanesimo è una corrente di pensiero che lega l’evoluzione scientifica alla possibilità di potenziare l’essere umano.

Chi non concorda col fatto che le nuove tecnologie siano state un fattore di cambiamento enorme nell’ultimo secolo?

Un elemento che ha fatto raggiungere all’uomo dei traguardi, di cui tutti dovremmo essere fieri; pensiamo ai progressi in campo medico, nei trasporti, nell’esplorazione del cosmo.

La bioingegneria è uno dei campi che il transumanesimo sostiene con vigore, con l’idea che si possa davvero creare il “postumano”, ovvero il potenziamento fisico o mentale dell’uomo in maniera artificiale.

Postumano incute paura solo a sentirsi ma invece l’analisi razionale ci mostra come queste paure vengano solo dal tradizionalismo ripugnante che ci circonda.

Nelle società occidentali ipercattoliche, tutto ciò che è artificiale è giudicato cattivo, allontanando l’uomo dai frutti della sua incredibile corsa evolutiva.

Riccardo Campa, presidente dell’associazione italiana transumanisti, fa notare come nessuno ricordi che la natura è anche morte, malattia, sofferenza, e che l’uomo possa fare molto per alleviare questi effetti negativi ambendo come bene ultimo alla felicità.

Questi movimenti non vogliono solo far accettare la tecnologia e la scienza ma propongono un nuovo modo di intendere la cultura, l’etica, l’uomo e la società.

Soprattutto dal punto di vista culturale abbiamo bisogno di un forte rinnovamento e penso che la strada da loro aperta sia quanto mai luminosa e piena di speranza per un domani migliore.

lunedì 6 aprile 2009

Scienzafobia, il terremoto di Bertolaso

Terremoto!! L'Abbruzzo è in ginocchio, il bilancio è tragico, silenzio!!
Io però voglio gridare ancora una volta contro il sistema italiano e mi prendo uno spazio per una riflessione che deve esserci. I politici tacciono e vogliono mettere a tacere, ma lo sanno di averla fatta grossa questa volta!

Guido Bertolaso, illustre personaggio della scena pubblica, da medico a uomo jolly nella pulizia di Napoli, capo della Protezione Civile, ha dimostrato un'altra volta che in Italia la scienza è ignorata. Con grande presunzione Bertolaso ha infamato Giampaolo Giuliani, che studia le attività sismiche e i modi per prevedere i terremoti, per i suoi avvertimenti di pochi giorni fa sulla possibilità di un presunto terremoto nella zona dell'Aquila. Il capo della protezione civile infatti, convinto del fatto che i terremoti non si possano prevedere, ha scartato le ipotesi di Giuliani permettendosi di dargli dell'"imbecille".

Condotta incaccettabile, i veri "imbecilli" sono quella classe di bigotti che credono in tutto tranne che nella ricerca e nel mondo della scienza. Non voglio solo sporcare il nome di Bertolaso ma voglio mettere alla luce una situazione generalizzata.

Sfogliavo un bel libro che consiglio a tutti, intitolato "Perché gli scienziati non sono pericolosi" di Gilberto Corbellini dove si descrive come Chiesa e politica si sentano gli unici organi autorizzati ad avere un peso nella società, la comunità scientifica vale meno di zero. Così è stato per il dibattito sulla fecondazione assistita, per Eluana, per il Nucleare, oggi per il terremoto. L'ottusità vince solo per il fatto di essere in una posizione di maggior prestigio mediatico.

Un paese senza scienza è un paese del medioevo, un paese dove la gente crede più ai cartomanti piuttosto che agli uomini di scienza. La stessa gente a cui si fa credere di preferire il grande fratello all'informazione culturale!

Sono vicino a Giuliani, sono vicino alle vittime, ma sono amareggiato di fronte all'indisponenza dei personaggi che dovrebbero ascoltare, essere umili, essere razionali, aiutare a costruire un mondo migliore!

Distruggiamoli e creiamo una nuova Italia!!!!!

giovedì 2 aprile 2009

Un balzo nel futuro, Jules Verne



Giulio Verne è sempre stato uno dei miei scrittori preferiti, fin da bambino mi appassionavo alle sue storie. Ora risfogliando i suoi libri mi stupisco di quanto la sua narrativa fosse stata visionaria.

Mi chiedo se non sia stato a causa delle sue visioni che si sono costruiti sottomarini o si è diffusa l'energia elettrica.

Sono contento ad ogni modo che gli abbiano dedicato una serie televisiva, un personaggio incredibile come lui deve essere raccontato alla gente che ha davvero bisogno di un pizzico di cultura.

lunedì 30 marzo 2009

io ≠ dio

«Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore allora esso non è un progresso ma una minaccia per l’uomo e per il mondo»

Così recita l’Enciclica Spe Salvi del papa Benedetto XVI.

Non vi addolora leggere e sentire continuamente opposizioni così severe alla scienza?

La scienza è vista dalla cristianità come una forza del male, progresso vuol dire luce, e luce è felicità, felicità che nella conoscenza si forma senza Dio. Per me il divino imposto dalla società cattolica è una forza di cui aver paura, e l’ignoranza è l’unica vera ragione che permette a questo timore di continuare a risiedere nell’anima umana.

Vivere timorati di Dio non è vivere, ma esistere senza riconoscere la straordinarietà dell’essere umano in se che è il risultato di milioni di anni di evoluzione.
Quando la società accetterà l’uomo per quello che è forse sarà davvero possibile un’evoluzione etica, un’evoluzione nel modo di pensare, nel modo di agire, nel modo di affrontare il quotidiano.

Per me quest’evoluzione si concentra nell’utopia di un mondo sereno, un mondo in cui si accetta la realizzazione dell’uomo nel mondo terreno utilizzando il tempo a disposizione in maniera saggia.

Mi demoralizza pensare come ancora una fetta di società così ampia possa appoggiare un’ideologia così conservatrice, negando la possibilità di un vero progresso interiore, una vera spinta filosofica che possa dare un senso alla vita dell’uomo.
Non voglio demonizzare solo la chiesa cristiana che in fondo è solo una malattia che infetta la nostra società come lo sono il materialismo e l’individualismo.

Però ci si ammala di cattolicesimo nel modo in cui accentuano le differenze con i popoli di altre culture, che a loro volte rivendicano i loro Dei come originali, scatenando sgomento, odio, discriminazione.

Chiesa è una malattia perché frena il progresso, frena l’affermarsi di un’etica che tenga conto dell’evoluzione, che consideri positivo il desiderio dell’uomo a spingersi oltre i propri confini del sapere. Viene negato tutto questo con una presunzione che forse non si dovrebbe permettere chi si è macchiato di crimini e che oggi si riconosce in uno stendardo insanguinato dalle vicende più irrazionali di cui non voglio fare esempi.

Io voglio vivere in pace, la via è segnata! Crederò solo nell’uomo e nella scienza. Così predicava Zarathustra, Nietsche professava una nuova corrente: quella dell'uomo senza Dio, dell'uomo nuovo, dell'uomo grande perchè uomo, uomo che in cento anni ancora non si è visto.

sabato 28 marzo 2009

Alla rincorsa del neuro-bit


Il concetto di singolarità tecnologia, apparentemente semplice ed evidente, definisce quel determinato momento nella storia quando la tecnica si evolverà in maniera troppo complessa per essere compresa dall’uomo.

“Il computer, in meno di un’ora, può fornire ai nostri scienziati il progetto di un cervello che contiene tutti gli schemi positronici necessari a un robot per….”

Così Isaac Asimov nella sua novella “Lenny” descrive la genesi automatica dell’intelligenza artificiale che viene creata attraverso processi di cui l’uomo non ha controllo diretto.

La singolarità sembra ancora molto lontana ma Asimov l’immaginava già nella prima metà del secolo scorso quando ancora non esistevano ne computer ne internet.

Il filone narrativo di fantascienza che spazia su questo concetto è vastissimo ma nella vita reale quanto è lontana davvero la singolarità?

I computer anche se sempre più intelligenti forse non riusciranno, per come concepiti, a superare la macchina pensante umana ma nuove frontiere vengono infrante ogni giorno nel campo delle neuroscienze e sempre di più si vede la strada dell’evoluzione informatica orientata al biologico. La sostituzione infatti dei chip con delle cellule celebrali è già realtà per il produttore svizzero K-Team che ha sviluppato l’”Hybrid robot” anche ribattezzato “Hybrot”. L’idea è semplice quanto inquietante, si è collegato il cervello di un topo ad un robot, la cui meccanica gli permette solo le funzioni motorie basilari, e si è visto come il robot sia capace non solo di schivare gli ostacoli ma di apprendere percorsi e situazioni.
Per quanto inquietante questo possa sembrare in realtà aspettiamo di vedere cosa ci riserveranno le prossime ricerche in questo campo che saranno ancora più sbalorditive della creatura di K-Team.
Quindi se l’intelligenza artificiale digitale sembra lontana da sfuggirci di mano, quella biologica ancora agli albori mi appare realizzabile e forse questo timore-desiderio della realizzazione delle macchine pensanti potrebbe sul piano della bioingegneria sfociare nel giro dei prossimi secoli nella fatidica singolarità tecnologica.

Staremo a vedere.

Per approfondire: articolo della Repubblica su Hybrot


venerdì 13 marzo 2009

Il mondo antropocentrico


Abbiamo per secoli perseguitato coloro i quali sostenevano l’eresia che la terra fosse “tonda” e non al centro dell’universo. Li abbiamo fatti abiurare, Galileo Galilei, li abbiamo torturati, li abbiamo bruciati. Siamo stati noi del mondo occidentale, noi cattolici.


L’uomo, l’umanità, quando vede spodestata un’alienabile convinzione si agita, in tutti i modi cerca di debellarsi alle nuove correnti di pensiero. L’uomo, il più degli uomini, è ottuso per paura del nuovo, la scarsità di curiosità rende difficile l’adattamento forgiando dei pregiudizi che hanno una forza tale da foraggiare il conservatorismo più spinto e ripugnante.


Le vicende attuali sono segnate da questo spirito, condiviso da gran parte della collettività, che si ribella a tutto ciò che richiede uno sforzo di accettazione della modifica di una legge morale. È stato il caso di Eluana, è stato il caso della ricerca sulle cellule staminali, è il caso degli omosessuali e dell’aborto, e qui se ne potrebbero citare moltissimi altri. L’evoluzione etica, come mi piace definirla, dovrebbe diventare una bandiera dei nuovi pensatori che possano diffondere a tutti i cittadini. Dobbiamo essere aperti al nuovo sapendo cogliere che l’evoluzione è necessaria anche nel campo morale. Mi dispiace che questa formulazione possa sembrare una crociata più che una sentita necessità.


Pensiamo d’altro canto a quanto di amorale convive nelle nostre società che non viene condannato ma accettato, pure qui l’evoluzione etica vede una sua applicazione.
Ma andiamo al punto, volevo toccare un argomento che molti ritengono lontano, lo vedo vicinissimo, l’etica del rapporto umano-artificio, organico-macchina.
Due correnti di scienziati stanno macinando record su record. La prima fa ricerca, adora i robot, pensa all’elettronica come protagonista della vita umana del secolo appena iniziato. La seconda fa ricerca anch’essa ma adora pensare di poter trovare le chiavi di volta della genesi umana; Cellule staminali o no, sono capaci di ricostruire arti, polmoni, organi e l’ultima frontiera sembra essere la ricostruzione di tessuto celebrale e nervoso.


Quando queste due correnti si incrociano, si scontrano, creano senza dubbio un problema etico. Saremo capaci di considerare uomo l’uomo o il cyborg creato dall’ingegno della scienza? Forse saremo tanto impauriti da essere sostituiti che ne rinnegheremo l’esistenza, ne rinnegheremo i diritti, li odieremo. Mary Shelley lo aveva previsto, lo aveva raccontato, oggi è più realtà che sogno o incubo. Le critiche al suo "Prometeo moderno" sono ad oggi insuperate. Quando saremo pronti ad affrontare con saggezza e non con miopia questi temi forse la specie si potrà considerare inserita nella società del progresso. Ora però ci accontentiamo di vivere nella società della paura e dell’ignoranza. Isaac Asimov analizzando questo diffuso sentimento dice: l’umanità è “ una specie che non soltanto era consapevole della propria esistenza, ma aveva la capacità di essere insoddisfatta di se stessa”.


L’insoddisfazione offusca gli orizzonti del progresso rendendoli lontani, rendendoli inarrivabili ai più, troncando il sentimento di evoluzione collettiva, smorzando la speranza terrena e alimentando il bisogno di figurarsi un aldilà più o meno definito nelle diverse culture.

Kubrick, 10 anni dopo


Omaggio, lui è stato “Il Regista”, ti voglio ommaggiare Stanley, sei stato unico nel tuo genere, ci hai spinto avanti, anima immensa. Perfezione, la tua bandiera, i tuoi film non sono intrattenimento ma la più alta manifestazione del genio umano. Hai colto lo spirito del XX secolo; hai plasmato quello del XXI. Omaggio voglio farti per la tua fede, fede professionale e non nella tecnologia che ti ha permesso di trovare soluzioni mai provate in precedenza. Sei stato attento ed entusiasta, hai riconosciuto alla “techne” il suo fascino. Nei tuoi film la tecnologia è stata un elemento sempre presente, la steadicam di “Shining”, l’avanguardistica illuminazione di “Barry Lindon”, gli effetti speciali di 2001 ti hanno reso famoso come innovatore. Ma la tua più grande eredità l’hai lasciata nella filosofia del presente, nel mettere in guardia l’uomo dai suoi lati oscuri, dai suoi vizi, dalle sue paure. Hai saputo colpire la violenza, hai studiato la pazzia come il rapporto uomo-macchina, hai indagato nei meandri del proibito.
Ci manchi, tuo avremmo voluto vedere A.I. (Artificial Intelligence) completato dal tuo collega Spielperg.
I tuoi insegnamenti vivono con chi ha fatto del tuo cinema una guida per leggere il presente.